Liceo Scientifico "G.Ricci Curbastro"-Lugo - Classe IV AB- 2001

Il Cimitero Ebraico di Lugo

Il cimitero ebraico di Lugo è uno dei più antichi fra i 19 cimiteri presenti in Emilia Romagna ed è uno dei pochi ancora in uso. 
Il cimitero più antico è quello di Finale Emilia (1555) in cui si trova anche una Ghenizà, cioè un luogo di sepoltura delle Torà usurate.  Quello di Ferrara risale al 1624 e quello di Lugo è del 1800 però in esso sono state collocate alcune lapidi provenienti dal cimitero più antico.   
Il vecchio cimitero ebraico, esistente in Lugo, secondo la testimonianza del Bonoli, fin dal sec. XIII, nella parte cartografica del seicentesco "Catasto Pasolini" del territorio lughese si vede chiaramente ubicato subito fuori Porta Codalunga, a pochissima distanza, quindi, dal ghetto, ma, per molti secoli, lontano dall'antica zona di residenza ebraica, Via del Limite, oggi Corso Garibaldi.

Il cimitero occupava allora "tornature 1, pertiche 6 e piedi 1" di un terreno nel fondo Basanigo, e comprendeva anche un piccolo edificio, probabilmente adibito a camera mortuaria.

Col passare degli anni, però, le dimensioni del cimitero divennero insufficienti, talché, prima nel 1702 poi nel 1750, i Massari della Comunità ebraica ritennero necessario ampliarne la superficie tramite l'acquisto di ". ..altro sito contiguo al vecchio (cimitero)".

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Nel sec. XIX la sua area era raddoppiata e la sua ubicazione, già da secoli non troppo periferica, dovette rivelarsi sempre più problematica.

Infatti il cimitero venne a trovarsi proprio a capo di quella "strada di circonvallazione" che, prolungamento del "Pubblico Passeggio", partiva all'incirca dalla stazione ferroviaria per terminare in corrispondenza della "Porta del Ghetto".

Non bisogna poi dimenticare che, al di là dell'evoluzione generale del costume e delle norme in materia, già dal 1806 esisteva a Lugo un cimitero comunale edificato ed ubicato secondo precisi criteri sanitari.

Avendo presente tale situazione generale, che ha le sue essenziali premesse nella situazione determinatasi sotto il dominio papale, meglio si intende quell'iniziativa di un folto gruppo di privati cittadini lughesi -71, tutti non ebrei - i quali, all'indomani della fine del dominio pontificio, sottoscriveranno, in un'istanza, inviata il 27 febbraio 1863 alla Giunta, che "Non vi è forse alcuno, sia cittadino che forestiero, che passando sulla strada che costeggia il cimitero di questa Università Israelitica non abbia posto mente alla grandissima sconvenienza di averlo a pochi passi dalla città con pericolo della Pubblica Igiene massime in caso di epidemie o contagio, e con offesa alla pubblica vista della presente civiltà, esposto com'è senza recinto che lo impedisca alle più disdicevoli profanazioni". Per questi motivi i firmatari, consapevoli anche della mutata e più favorevole normativa pubblica a riguardo, chiederanno il trasferimento del cimitero in un luogo "...più acconcio e più appartato".

Trascorsero quattordici anni - nei quali il Comune individuò l'ubicazione idonea, acquistò il terreno, redasse il progetto e, il 12 ottobre 1869, ne appaltò i lavori, non senza avere accolto le richieste di modifiche contenute nel Promemoria inviato tre mesi prima dalla Comunità ebraica insoddisfatta, soprattutto, poiché appariva "...limitatissimo lo spazio accordato pel Cimitero..." e non adeguata la relativa camera mortuaria - prima che, nel 1877, il vecchio cimitero cessasse di essere utilizzato ed il nuovo, ubicato quasi all'inizio della periferica Via di Giù - all'angolo delle odierne Via dell'Arca e Viale Europa - entrasse in funzione.

                           

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Il nuovo cimitero ebraico - di forma rettangolare, cintato da un muretto di mattoni intonacati di rosso pietra sormontati da coppi - racchiude un'area di circa 960 metri quadri, suddivisa in due identici settori laterali per le inumazioni, separàti da un vialetto che, costeggiato da una fitta siepe, conduce dal cancello d'ingresso alla piccola camera mortuaria, addossata all'opposto lato minore e sulla cui facciata sono murate due lapidi. Una, alla sinistra dell'ingresso, in italiano ed in ebraico, posta dalla Comunità ebraica ferrarese, commemora gli ebrei, lughesi e non, sterminati dai nazi-fascisti, l'altra, più piccola ed in soli caratteri ebraici, è murata al centro del sovrastante timpano. Ancora, all'interno della camera, una scritta bilingue sulla parete di fondo - secondo un uso testimoniato anche per alcune case del vecchio ghetto - ricorda come "L'Eterno fa morire e fa rivivere. Fa scendere alla fossa e risalire".

Tale cimitero, oggetto, nel 1887, di lavori di consolidamento alla camera mortuaria ed al muro di cinta (tramite erezione di pilastrini di sostegno addossati alla parete interna), restaurato, negli anni Settanta, dai danni provocati dal tempo e dagli eventi bellici, è stato bersaglio di gravi episodi di intolleranza, avendo subito ben due profanazioni, nel 1983 e nel 1985, con ingenti danni alle lapidi sepolcrali.

Si sono fortunatamente salvate le circa trenta pietre tombali, lapidi e cippi, che vi furono trasportate dal vecchio cimitero, il cui terreno fu venduto nel 1920 al contiguo Ospedale civile, che vi si ampliò.

Molte di queste lapidi sepolcrali, talune monumentali ed architettonicamente elaborate, sono di notevole fattura e spesso recano inciso lo stemma di famiglia.

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