Liceo Scientifico "G.Ricci Curbastro"-Lugo - Classe IV AB- 2001

Le Ketubà di Lugo

Tratto dal saggio  "L'età d'oro della decorazione della ketubà a Lugo"  di Shalom Sabar e da scritti di Ines Miriam Marach e di Antonio Pirazzini

La pratica di illustrare il contratto nuziale ebraico (ketubà, plurale ketubot) fiorì tra gli ebrei italiani dal XVII secolo fino alla metà del XIX. Molte Comunità, da Roma alle Alpi, svilupparono il loro particolare stile di ornare i contratti di matrimonio. Questo é vero specialmente nel caso delle principali ed influenti Comunità nelle maggiori città, come Venezia e Roma. Tuttavia, perfino in alcune piccole, scelte Comunità furono creati contratti seducenti ed originali. Uno di questi casi eccezionali fu quella di Lugo di Ravenna.  Alcuni dei contratti più importanti da un punto di vista artistico, giunti fino a noi, provengono da questa piccola città.

La keubà é il contratto matrimoniale ebraico in cui vengono enumerati gli obblighi che lo sposo assume verso la sposa dopo il matrimonio.

La ketubà, nella forma da noi attualmente conosciuta, si è sviluppata nel periodo talmudico. Poiché la Bibbia permette che un uomo possa liberamente divorziare da sua moglie (Deut. 24:1), i rabbini del Talmud hanno istituito che il marito sia obbligato a pagare alla sposa una determinata somma di denaro in tale eventualità. L'ammontare comprende una somma obbligatoria di base, così come aumenti volontari (tosefet) determinati al momento del matrimonio. La ketubà enumera inoltre il valore della dote portata dalla sposa e dalla sua famiglia. Tale somma dovrà essere restituita alla sposa se e quando si scioglie il matrimonio (cioè sia in caso di divorzio che di morte del marito). In questo modo, i rabbini desideravano garantire alla donna la necessaria sicurezza finanziaria e quindi ordinarono che "è proibito al marito vivere con la propria moglie senza ketubà anche solo per un' ora"

Oltre agli accordi finanziari, la ketubà include altri obblighi, il cui proposito è quello di proteggere la donna durante la sua vita matrimoniale e fornirle i suoi diritti coniugali, soprattutto rifugio, vitto, indumenti e coabitazione

La felice occasione di un matrimonio diede luogo a una nuova pratica: l'illustrazione di tali contratti. Dal primo Medio Evo, divenne consuetudine in molte Comunità, nei paesi islamici come pure in Europa. leggere a voce alta, durante la celebrazione, il contenuto della ketubà di fronte agli ospiti. La lettura del contratto rivelava, naturalmente, lo stato sociale delle famiglie, in particolare attraverso i dettagli delle clausole finanziarie. Queste pratiche, combinate con le grandi somme investite per rendere il matrimonio un avvenimento festoso e indimenticabile, hanno indotto alla decorazione della ketubà.

matrimonio.jpg (26201 byte)

 

 

ket_54.jpg (77120 byte)

1802- Menahem Cohen e Devorà Pinto

La ketubà in Italia

Benché la tradizione di miniare la ketubà non sia solo italiana, è qui che furono prodotti i contratti più sontuosi in un periodo di circa 200-250 anni. In realtà, la ketubà decorata occupò uno spazio così importante nella vita degli ebrei italiani che le famiglie ricche gareggiavano tra loro affinché la propria fosse la più riccamente decorata e ricevesse maggior attenzione durante le nozze. In alcuni casi le autorità della comunità interessata non avevano altra scelta se non quella di porre un limite alla cifra che si poteva spendere per la sua preparazione.

La tipica ketubà italiana è disegnata su una grande pergamena, preparata con la pelle di un animale ucciso ritualmente, quindi casher. Spesso questa viene riccamente decorata in alto (o alla base), cioè in corrispondenza della zona del collo dell'animale. Secondo la tradizione della Comunità interessata, il testo del contratto è scritto su una colonna centrale (per esempio a Roma e a Ferrara) o su due colonne (a Livorno e a Venezia).

Motivi decorativi popolari sono inseriti in un portale o in uno sfondo architettonico, alcuni di essi riconducono al matrimonio stesso ed ai suoi valori, mentre molti altri sono di carattere più generale. Una componente essenziale delle decorazioni è rappresentata dai fiori, dalle ghirlande e dai motivi floreali a colori brillanti. Sono pure comuni putti araldici che sostengono nastri al vento o scudi. Sebbene gli ebrei italiani non ricevessero ufficialmente insegne nobiliari, questi ultimi sono spesso riempiti con i blasoni delle famiglie degli sposi. Altri motivi caratteristici sono i segni dello zodiaco, le allegorie delle quattro stagioni, i quattro elementi, i cinque sensi, i simboli delle dodici tribù, vedute convenzionali del Tempio e di Gerusalemme, gli utensili del Tempio, un'ampia serie di episodi biblici, i ritratti della sposa e dello sposo, scene di sposalizio, ecc. A Roma, gli artisti preferivano rappresentazioni allegoriche non necessariamente appartenenti al matrimonio e ai suoi valori spesso copiate da quelle presenti nelle guide dell'Italia.

Alla ricchezza degli ornamenti gli artisti o gli scribi aggiunsero grandi iscrizioni decorative comprendenti versi biblici, passi dal rito matrimoniale, auguri, benedizioni e testi da componimenti poetici nuziali. I versi della Bibbia sono quelli allusivi agli ideali e alle virtù del matrimonio e della vita di famiglia, oppure che descrivono spose e sposi tratti dalla narrazione. In altri casi servono ad accrescere il senso dell'immagine illustrata: per esempio, la corona dipinta nella parte superiore di molte ketuhot era accompagnata dal versetto Una moglie virtuosa è corona al marito.

Oltre alle benedizioni standard e ai versetti biblici, alcune ketubot includono passaggi poetici nuziali (epitalami), composti da scrittori ebrei italiani appositamente per la coppia interessata. Deve anche notarsi che in molti casi le iscrizioni ebraiche sono scritte in caratteri minuscoli che formano vari disegni e forme. Questa tecnica, denominata "micrografia", è nota dal Medio Evo in poi.

ket_34.jpg (257051 byte)

1740- David Forti e Hava Sinigallia

ket_60.jpg (35580 byte)

1815-Ya'acov Sinigallia e Laura Sinigallia

ket_68.jpg (32428 byte)

1840-Moshè Fangoli e Bella Sinigallia

La ketubà a Lugo

A Lugo i matrimoni più ambiti sembrano essere stati quelli con elementi appartenenti a comunità ebraiche diverse da quella di Lugo (in ordine di frequenza: Ferrara, Cento, Senigallia, Ancona, Roma, Venezia, Rovigo, Mantova e Firenze), 22 casi su 32; maggiormente inclini a sposare fuori Lugo i figli maschi, i genitori tendevano a maritare con elementi lughesi le femmine, costituendo per esse una dote di circa 200 scudi minore di quella approntata dai padri delle ebree forestiere che sposavano ebrei lughesi.

Uno dei programmi decorativi maggiormente diffusi a Lugo è conosciuto attraverso numerose ketubot prodotte tra il 1770 e il primo decennio del XIX secolo. Il primo esempio si registra in un contratto inedito del 1773, conservato in una collezione privata di Tel Aviv. Tuttavia, il contratto che rivela la migliore interpretazione di questo tipo e che racchiude tutti gli elementi, solamente parziali negli altri esemplari, è la ketubà del 1782 del Jùdische Museum di Basilea. Questo è il primo esemplare da Lugo che impiega la tecnica del traforo tecnica che sarebbe diventata il marchio della decorazione di Lugo. Questa consiste in un bordo esterno a medaglioni con i segni dello zodiaco , cinque episodi biblici in cartigli decorativi, e fiori, il bordo interno serve da cornice rettangolare al testo, e, in una delicata tecnica a traforo, rappresenta uccelli, leoni, cervi, e un'aquila a due teste intrecciata a tralci verdi. Lo schema di questa pergamena è marcato da una sommità a forma di bulbo, che si eleva sopra a delle spallette ondulate e simmetriche.

Nella prima metà del XIX secolo, quando l'arte della ketuhà decorata a mano era in declino in quasi tutta l'Italia, la Comunità ebraica di Lugo continuò a produrre esemplari di una certa importanza, alcuni dei quali sono ancora più attraenti di quelli eseguiti nel XVIII secolo.

 

Caratteristiche delle ketubà lughesi

Le ketubà di Lugo furono scritte secondo una formula stabilita. con poche o nessuna variante significativa dal primo all'ultimo esemplare ancora esistente. lì testo standard di una ketubà è scritto in un unica colonna e non sono mai inserite le condizioni speciali. Un elemento caratterizzante del testo è rappresentato anche dalla clausola economica stabilita. Diversamente da altre città italiane (per esempio Venezia, Roma, Livorno), dove le somme effettive sono riportate nella ketubà, a Lugo le somme non vengono rivelate, la dote è fissata nella quantità convenzionale di 20 litrin di argento puro. A questa somma lo sposo aggiungeva la stessa cifra sicchè il suo obbligo complessivo in caso di divorzio o morte, ammontava ad un totale di 40 litrin. Questa unità standard è il plurale aramaico del termine litro, corrispondente all'antica moneta d'argento romana, la libbra. Si noti che le quantità fissate di 20 litrin sia per la dote sia per la tosefet (aggiunta volontaria) non è esclusiva di Lugo. ln tutta l'Emilia-Romagna, comprese le comunità ebraiche nelle città principali quali Ferrara, Reggio Emilia, Modena, Bologna, ecc., le ketubot' specificano come regola queste quantità molto definite. Sembra che questa fosse una vecchia usanza ebraica italiana, mentre le quantità reali specificate nelle ketubot di Venezia e Livorno riflettono l'influenza sefardita.

L'elemento più vistoso delle ketubà lughesi è costituito dal nome del giorno el matrimonio. In ebraico i nomi della settimana non hanno una denominazione particolare ma sono identificati dall'ordinale, cioè:
 Domenica = Giorno primo           =   Yom  rishon
 Lunedì       = Giorno secondo       =   Yom  shemù
 Martedì     =  Giorno terzo            =   Yom  shelishì
 Mercoledì = Giorno quarto          =    Yom  revi'ì
 Giovedì     = Giorno quinto          =    Yom  chamishì 
 Venerdì     =  Giorno sesto           =    Yom  shishì
 Sabato       =  Giorno settimo       =    Yom  shabbàth

Nelle ketubbot si omette yom = giorno e davanti all'ordinale indicante il giorno si mette  be = in

Il nome "Lugo" e preceduto, nelle prime ketubot, dal termine ebraico (e aramaico) atar, ossia 'luogo". Così come era comune nelle altre Comunità italiane, l'esatta ubicazione della città è indicata con nomi di fiumi vicini od altre fonti di acqua. Nel caso di Lugo la formula introduttiva recita: "Il (giorno della settimana, seguito dal giorno del mese e dell'anno ebraico) dalla Creazione del Mondo, come noi siamo abituati a contare qui a Lugo, sita sui fiumi Senio e Santerno".

I nomi degli sposi e delle spose rivelano alcune delle famiglie ebraiche importanti di Lugo (per esempio Sinigallia, Forli, Del Vecchio, Treves, Zalman, Da Fano, Gallico, Forti, Viterbo). Queste famiglie annoverano alcuni dei più eminenti rabbini negli annali dell'ebraismo italiano. Molti di loro, infatti, firmarono quali testimoni sulle ketubot qui esaminate. I contratti mostrano pure che, spose (o sposi), nativi di altre città dell'Emilia-Romagna vennero a Lugo per sposarsi. Così per esempio, Bella Fior Massarani, (Lugo 1798), era nativa di Ferrara e venne a Lugo dopo la morte del primo marito.

Il testo delle ketubot di Lugo era scritto, come era comune tra gli scribi ebrei in Emilia-Romagna, in calligrafia ebraica quadrata. Dalla seconda metà del XVIII secolo, gli scribi di Lugo svilupparono una forma speciale di scrittura della prima parola (cioè il giorno della settimana); la parola è posta al centro sulla colonna del testo ed è scritta in grandi lettere maiuscole, nere e quadrate; le linee verticali di ogni lettera sono decorate con un cerchio al centro; ed infine, la lettera ebraica yod è a forma di trifoglio (talvolta di giglio). In nessuna altra città si usava questo modo peculiare di scrivere il giorno. Questo ci aiuta a identificare l'opera di uno scriba di Lugo anche quando la ketubà è stipulata per un matrimonio di una città vicina.

Non tutte le famiglie di Lugo potevano permettersi di commissionare ketubot riccamente decorate o traforate. Molti degli esemplari ancora esistenti sono piccole pergamene senza alcuna decorazione a colori. Tuttavia, anche in questo caso, ci fu un tentativo di migliorarne l'aspetto esteriore. In primo luogo, queste pergamene erano anche decorativamente rifinite lungo il margine superiore e poi ulteriormente decorate tramite forme attraenti eseguite con i tradizionali versetti biblici e le benedizioni.

ket_42.JPG (23680 byte)

1782- Yo'av Hai Del Vecchio e Chiara Luna Amron

ket_48.jpg (148217 byte)

1786- Mordechai Del Vecchio e Berakha Pesah

ket_62.jpg (39356 byte)

1821-  Yosef Sinigallia e Malka Castelli

ket_64.jpg (21745 byte)

1821-Yeshayah Forlì e Ricca Sinigallia

ket_50.JPG (47369 byte)

1798- Yisrael Vita e Bella Fior Massarani

ket_56.jpg (70210 byte)

1802- Ya'akov Sinigallia e Consola Rocca

                                                            Stemma_ghetto.jpg (17235 byte)
                                                                Home