La globalizzazione economica
 

 

 

 


CHE COS’È?

    In primo luogo si parla di una globalizzazione economica, ossia della creazione di un unico mercato globale, senza più barriere protezionistiche, libero dai lacci delle forme tradizionali di protezione sociale propri delle economie europee del dopoguerra. Un mercato che proprio in quanto globale (fuori dal controllo dei singoli stati nazionali) soffre di un vuoto di qualsivoglia regolamentazione, tale vuoto è però faticosamente colmato da grandi istituzioni sopranazionali. Globalizzazione significa maggiore concentrazione di capitali o ricchezze in mano a pochi, ma anche disoccupazione. Questa è prodotta dalla concorrenza dei Paesi a basso salario, che  porta i lavoratori dei paesi imperialisti a sentirsi in competizione con quelli dei paesi poveri. Per il commercio internazionale, la mondializzazione è presentata come l‘ingresso di un numero sempre più vasto di paesi nel rango di concorrenti a pieno titolo; paesi suscettibili di dare del filo da torcere a un gran numero delle industrie dei paesi imperialisti. Dal momento che tutto il mondo è un unico mercato, in esso si scambiano merci (beni finanziari, reali e servizi) secondo il meccanismo della domanda-offerta e la fissazione del prezzo avviene là dove tali variabili s’incontrano. È appoggiata dai membri della classe sociale che comprende multinazionali, ricchi mediatori e investitori. La globalizzazione con le sue imprese multinazionali può essere vista come una internazionalizzazione del capitalismo, che implica una delocalizzazione del lavoro; per questo esso viene richiesto e trasportato da un luogo all’altro del pianeta attraverso comunicazioni veloci (Internet). Ma, a dire il vero, globalizzazione sono i bambini in Birmania che cuciono i palloni come Nefees che lavora 250 ore al mese per 21,95 €; è il ventinovenne Mao Gehe, che con 154,94 € al mese (guadagnati in una fabbrica fornitrice della NIKE in Cina) mantiene genitori e fratelli. Sono molti altri che rischiano di venire travolti dalle onde gigantesche della concorrenza economica.

 

COME SI SVILUPPA?

Ogni giorno circa 1000 miliardi di $ cambiano mano nelle Borse di tutto il mondo senza generare posti di lavoro.

Il fenomeno della globalizzazione è cominciato nella 2° metà del900 ed ha portato trasformazioni radicali nel mondo; queste hanno rivoluzionato i settori più disparati (trasporti, telecomunicazioni, telematica,ecc…).

Nel campo delle telecomunicazioni le novità sono l’utilizzo del satellite, dei fax e della posta elettronica, i quali hanno permesso una trasmissione delle informazioni sempre più rapida e diffusa.

La rivoluzione nei trasporti ha facilitato i trasporti intermondiali. Quasi tutti i mezzi di trasporto (treni, navi, aerei, ecc…) sono ora gestiti da reti di computer e reti di satelliti; tutte queste nuove tecniche hanno inoltre agevolato un decentramento produttivo delle imprese.

La mondializzazione dell’economia ha aperto la porta alla globalizzazione della povertà, infatti è in atto un vero e proprio scambio ineguale tra i paesi “a basso salario” e i paesi “ad alta protezione sociale” e non ne possono derivare che distruzioni di posti di lavoro, disoccupazione e, conseguentemente, povertà; in più sarà permesso dalle nuove regole, dettate dal trio WTO(World Trade Organization) , WB(World Bank) e FMI(Fondo Monetario Internazionale), il flusso libero dei capitali, dei beni e dei servizi, ma non dei lavoratori. Nelle società dominate dall’economia di mercato le persone sono state convertite in merci e la manodopera è valutata in ragione del suo contributo al meccanismo del profitto. Gli Stati del Mondo non hanno ormai più la capacità di opporsi ai mercati e non dispongono dei mezzi per frenare i formidabili flussi dei capitali; dobbiamo ammettere la supremazia dei mercati e l’impotenza dei politici nei loro confronti: infatti, una volta che le principali potenze economiche del continente hanno ottenuto il risultato di creare un mercato comune, agli altri paesi del continente non è restata altra scelta che quella dell’allineamento. Un numero sempre maggiore di paesi sottosviluppati ha venduto le proprie imprese pubbliche al settore privato, che così sono ormai già proprietà di grandi gruppi multinazionali .

Questi fenomeni di mondializzazione dell’economia e di concentrazione del capitale frantumano la coesione sociale, aggravando dovunque le disuguaglianze economiche, soprattutto tra Nord e Sud.

Oltre a quella territoriale e a quella internazionale, si aggiunge una terza”  globalizzazione, quella della dimensione spirituale, degli uomini in tutte le sue espressioni, delle libertà e delle uguaglianze.

 

ASPETTI POSITIVI

La globalizzazione economica presuppone la libertà di movimento di persone, imprese, servizi e capitali e, grazie a questo, le esportazioni negli anni ’90 sono aumentate del 18% rispetto agli anni ’70.

Il passaggio dalla “economia territoriale” a quella “internazionale” ha apportato notevoli miglioramenti nello standard di vita di milioni di persone che abitano nei paesi beneficiari dell’abbattimento delle frontiere.

Gli Stati, a causa della generale riduzione delle loro entrate, stanno riducendo la spesa “sociale” e forse questo è bene, avendo in genere dimostrato di gestirla male.

 

ASPETTI NEGATIVI

La mercantilizzazione del mondo distrugge lo stato-nazione e svuota la politica nella sua sostanza, accumula minacce enormi sull’ambiente, corrompe l’etica e distrugge le culture.

Gli aspetti più negativi della globalizzazione sono i seguenti:

·        Economicismo, l’economia prevale sulla politica, il bene privato prevale su quello pubblico e ciò porta ai regionalismi;

·        Capitalismo selvaggio;

·        Finanziarizzazione economica, si tratta di produrre denaro per mezzo di denaro, senza la mediazione di merce (effetto del capitalismo selvaggio). Il meccanismo è il seguente: i profitti eccedenti dai capitali che vengono immessi nel mercato globale devono cercare degli sbocchi, o prestiti a tassi di elevato interesse o privatizzazioni;

·        Mafizzazione delle finanze e dell’economia, entrata in circolo di denaro sporco a causa delle criminalità trasnazionali.

Le vie utilizzate dalle forze economiche del Nord (le più ricche) per arricchirsi alle spalle del Sud sono il debito estero, che arricchisce le banche, e il controllo delle risorse e del lavoro.

In tutti i paesi imperialisti il budget dello Stato e le casse pubbliche sono trasformati in serbatoi destinati a finanziare il parassitismo dei grandi gruppi finanziari. Da qui l’abbandono crescente dei servizi pubblici, anche nei paesi più ricchi. Da qui anche l’indebitamento consistente e sempre in crescita degli Stati.

Se l’imperialismo si sentisse costretto da una crisi, da uno sconvolgimento economico, a proteggersi dietro politiche protezioniste, questo avverrebbe al prezzo di un abbassamento ancor più catastrofico del livello di vita della classe operaia ed anche al prezzo di regimi autoritari o fascisti per imporlo. L’interesse del proletariato non è quello di combattere l’internazionalizzazione della produzione, l’interpenetrazione delle economie, ma quello di battersi per il rovesciamento dell’ordine capitalista su scala mondiale.

La globalizzazione ha arricchito il potere di poche centinaia di imprese globali ma per la maggior parte della popolazione questo fenomeno ha fatto sentire i suoi aspetti negativi. Queste persone hanno “nutrito” una crescente disoccupazione, diminuzione di salari, licenziamento di massa, scomparsa di piccole attività rurali e distruzione dell’ambiente; le forze globali non sono però tenute a rispondere a nulla e a nessuno dei propri atti. Proprio dalla disomogeneità dei mercati e dai diversi tipi di società economiche che caratterizzano il nostro pianeta, trae principio e forza la teoria della globalizzazione: produrre in paesi con un basso costo del lavoro e con poche restrizioni sociali ed ambientali, è oltremodo conveniente, ma aumenta a dismisura il divario fra Primo e Terzo Mondo, fra ricchi e poveri del pianeta.