Liceo Scientifico "Gregorio Ricci Curbastro"

LICEO di LUGO

Liceo Scientifico St. G. Ricci Curbastro con sez. annessa di Liceo Classico Trisi-Graziani

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Gli studenti del Liceo incontrano Lea Oppenheim, testimone ebrea della Shoah

Nel quadro delle iniziative per la Giornata della memoria, i ragazzi delle classi prime del Liceo di Lugo hanno incontrato, questa mattina, 9 febbraio 2018, Lea Oppenheim, ebrea bolognese e testimone della persecuzione di cui furono vittime gli ebrei nel corso della seconda guerra mondiale. Nata a Bologna nel 1936, dopo la promulgazione delle leggi razziali, fu costretta, insieme a tutta la famiglia, a trasferirsi a Parigi, dove rimase fino al 1943 perché, nonostante il clima politico non certo favorevole, il padre, che era medico, riuscì a lavorare in maniera semiclandestina e la madre ebbe modo di trovare occupazione presso un sarto. Con l´inizio dei bombardamenti sempre più frequenti sulla capitale francese e l´inasprirsi delle persecuzioni messe in atto dalla Gestapo con la collaborazione della polizia locale, la famiglia Oppenheim decise poi di lasciare Parigi e di recarsi per un breve periodo nel sud della Francia, prima di giungere a Trieste, da dove tuttavia, dopo l´8 settembre del 1943, dovette di nuovo ripartire, rifugiandosi, dapprima a Bologna, e infine a Cotignola. Qui era da poco attiva quella rete della solidarietà che resterà in piedi fino alla Liberazione e che permetterà a diverse famiglie ebree, tra le quali la sua, di salvarsi dall´odio nazifascista.

Questo e molto altro è stato raccontato da Lea Oppenheim che ha arricchito la propria testimonianza di diversi aneddoti, tra i quali hanno suscitato una particolare attenzione tra i ragazzi, l´episodio dell´amicizia che la piccola Lea, che allora aveva 7 anni e un bambino ebreo, italiano, residente in Francia, di nome Michele, il quale non ha avuto la stessa fortuna della famiglia Oppenheim e che fu, invece, catturato e deportato in un campo di concentramento. Vivere un´esistenza precaria, continuamente in bilico tra la vita e la morte: quest´esperienza ha segnato a tal punto la vita di Lea che ancora oggi - lo ha raccontato lei stessa - sogna diverse volte di trovarsi in una casa crollata, in mezzo alle macerie e nella necessità di scappare o di mettere in salvo i beni di prima necessità.

La curiosità degli studenti, che hanno seguito con grande attenzione la testimonianza della sig.ra Oppenheim, si è tradotta poi in una serie di domande, tra le quali ne segnaliamo due. La prima ha riguardato l´atteggiamento che Lea ha tenuto, nel dopoguerra verso i tedeschi e la seconda un giudizio sul comportamento delle persone da lei incontrate, durante gli anni della persecuzione, verso di lei e in generale verso il popolo ebraico. Alla prima domanda Lea ha risposto che non ha mai nutrito sentimenti di odio verso i tedeschi, distinguendo in modo netto tra i nazisti e coloro che, nati e vissuti dopo la guerra, non hanno potuto né voluto condividere l´odio razziale. Alla seconda domanda ha risposto sottolineando il ruolo positivo dei cosiddetti Giusti tra le nazioni, tra i quali i cotignolesi Vittorio Zanzi e Luigi Varoli, con le rispettive mogli, e chi, invece, ha tenuto un atteggiamento di sostanziale indifferenza, ma anche verso costoro non ha voluto esprimere un giudizio, non sentendosela né di giustificarli né di condannarli. Straordinario appunto il comportamento di coloro che si sono attivati per salvare gli ebrei, a rischio e pericolo della propria vita e, tra costoro, vanno segnalati anche coloro che non sono stati ufficialmente riconosciuti come Giusti dallo stato di Israele. E´ il caso di un lughese, il padre del sig. Mario Dalbagno, presente anche lui all´incontro con gli studenti del Liceo, il quale, con il suo intervento evitò che i fascisti catturassero il padre di Lea Oppenheim, proprio negli ultimi giorni prima della Liberazione.

L´incontro è stato organizzato dai docenti, prof. Giordano Dalmonte e prof.ssa Giovanna De Filippo.

Ultimo aggiornamento Venerdì 16 Febbraio 2018 08:54